Fig.1
Fig.2
Fig.3
Fig.4

I vitigni da colore

Nel Riminese, chi è appassionato di "Archeologia Viticola", sa riconoscere nei relitti di vecchi vigneti diverse uve tintorie che spesso non hanno un nome varietale ben definito ma vengono identificate con nomi generici che fanno riferimento alla loro forte capacità colorante. In passato in tutte le zone a forte vocazione vitivinicola, le uve da colore hanno rivestito un ruolo importante, come vitigni complementari, per ottimizzare la qualità dei vini rossi.
L'accorto viticoltore, sapendo il grande peso che ha l'andamento stagionale nel determinare la gradazione zuccherina e il colore delle uve rosse, usava mescolare nel vigneto una certa quota di uve tintorie. Questo accorgimento permetteva di compensare nelle annate sfavorevoli la possibile scarsità di colore delle uve principali e aiutare, anche in annate normali, il mantenimento di una tonalità giovane di colore ai vini di alcune uve che tendono ad imbrunire precocemente.
Le uve raffigurate sono i vitigni da colore che più comunemente si coltivavano nel Riminese. Le varietà mostrate in figura 1 e 2 assomigliano molto a colorini coltivati anche in Toscana; il vitigno della figura 3, più raro, rinvenuto in pochi esemplari in un vigneto di circa 60 anni a San Teodoro di Mondaino, sembra avere molte analogie con un altro colorino presente in Toscana denominato Colorino Americano. Certamente le uve Tintòrie, presenti nel nostro territorio, meritano un recupero e test enologici per verificare la stabilità del colore nel tempo, l'intensità colorante e le caratteristiche organolettiche migliorative che possono apportare agli uvaggi.

  Tintòria
  Colorino
  Colore
  Uva da colore